ASSISI /ASCOLI PICENO

Riapertura di un antico sentiero di pellegrini in viaggio verso Gerusalemme

2009/2011


Diaro del Pellegrinaggio
Assisi/Ascoli Piceno
A cura di Maurizio Serafini


Dopo aver fatto nella sua interezza il Cammino Francese fino a Santiago di Compostela mi si è svelata chiaramente la risposta che stavo aspettando ai dubbi di un’esistenza da cui sembra che non ci si può sottrarre in questi nostri tempi decadenti e vanitosamente pragmatici: la vera rivoluzione umanistica e spirituale è recuperare la cultura del cammino. Non come pratica sportiva, non come attrattiva del proprio tempo libero, non come esperienza saltuaria o festiva che si voglia, ma proprio come disciplina. E il pellegrinare, ovvero procedere a piedi in terre straniere o ignote, ne rappresenta l’apice. Il pellegrinaggio è raggiungere una meta, non vagare inutilmente; il pellegrinaggio è percepire i passi antichi di chi ci ha preceduto attraverso sentieri e strade carichi di storia e di storie; il pellegrinaggio è perseveranza, continuità, ricerca e superamento dei propri limiti fisici e spirituali; è armonia con la natura, adattamento, riacquisizione dei valori primari dell’uomo e frugalità, essenzialità, semplicità. Proprio come ci ha insegnato San Francesco che ha fatto del peregrinare la più grande rivoluzione culturale e spirituale del mondo cristiano. Percorrere gli 800 km a piedi consecutivi lungo il Cammino di Santiago sembrerebbe impresa per pochi, ma così non è. Ogni anno circa 100.000 pellegrini provenienti da tutto il mondo affrontano questa simbolica rappresentazione della vita condividendo, giorno per giorno, le fatiche e le gioie del lungo cammino. Mi sono chiesto il perché… A cosa è dovuto il grande successo di questo pellegrinaggio? La sacralità della meta di Santiago, cioè le reliquie di San Giacomo il Maggiore, apostolo e tra i più diffusi e popolari culti del cristianesimo, non credo giustifichino appieno tale esodo annuale. Invece intravedo una concausa di più fattori. Chi fa il pellegrinaggio verso Santiago ritrova un’identità, sente di appartenere a un popolo migratorio, un popolo avulso dai miseri interessi personali e che ritrova un’unità di intenti e un’assoluta mancanza di disparità sociale; è un popolo di forti principi e motivazioni che non riconosce le frontiere culturali, le lotte d’interesse politico, le guerre ma marcia compatto verso una luce che lascia trasparire il senso ultimo di questo passaggio terreno: la divinità e la bellezza. E poi in questa miscela di razze, di lingue e di vicende personali, ci si ritrova, nel camminare fianco a fianco, come se il destino ci avesse regalato dei fratelli, compassionevolmente e indelebilmente uniti e pronti ad accogliere l’un l’altro. Svanite le differenze generazionali, ignorate quelle sociali e razziali. E’ come se, al contrario di Babele, tutte le lingue del mondo diventassero un unico coro intonato e senza incomprensioni. Si aggiunga a ciò la geniale realizzazione di tutta una rete di strutture di accoglienza e ricovero dei pellegrini, a cui hanno concorso enti religiosi e laici, privati e volontari, che hanno come pregio quello di non far sentire turista e visitatore il pellegrino, ma parente, amico e coinquilino.
Tornato a casa, nelle mie adorate e lungamente percorse a piedi Marche, dopo questa travolgente esperienza di Santiago, insieme ad alcuni amici ho fatto alcune riflessioni: territorialmente abbiamo ancora un tesoro da scoprire, salvaguardare e valorizzare; la nostra comunità ha in seno ancora dei valori non devastati dalla modernità e dal consumismo; gli antichi sentieri, per quanto ormai in disuso, sono la rappresentazione tangibile di una storia radicata e documentabile (si pensi alle transumanze tra i territori tirrenici a quelli adriatici, le rotte di San Francesco, la via Lauretana che collegava Loreto con Roma e gli antichi alberghi e ospedali per i pellegrini); i culti di S. Emidio, protettore dai terremoti, le cui spoglie sono tuttora conservate al Duomo di Ascoli Piceno e la naturale via attraverso l’Appennino umbro-marchigiano che collegava la via Francigena (da Roma all’Inghilterra o alla Francia o a Santiago di Compostela) con la via per Gerusalemme (Gargano, Albania, Turchia). Dalla riflessione all’azione: così per quasi un anno le nostre passeggiate settimanali in montagna sono diventate vere e proprie esplorazioni per identificare un percorso ideale che collegasse Assisi con Ascoli Piceno. Circa 150 km da fare a piedi attraverso sentieri e strade secondarie con l’intento di collegare luoghi di culto, santuari, centri storici e bellezze naturali secondo una direttiva che fosse più vicino possibile allo spirito del pellegrino piuttosto che agli interessi economici di Comuni e operatori turistici. Un progetto del tutto basato sul volontariato e sulla passione, caldeggiato anche dal Capitolo Piceno della Confraternita del Cammino Iacobeo, e che ha preso forma e vita grazie alla vera condivisione di un gruppo di amici fortemente motivati. Come in un puzzle abbiamo ricostruito tappa per tappa prendendo dati sui tempi di percorrenza, dislivelli, mappature, fonti d’acqua, negozi per gli approvigionamenti e cercando di prevedere le soste presso strutture d’accoglienza privata già esistenti con le quali abbiamo fatto delle convenzioni. Sulla carta tutto era pronto ma ora occorreva sperimentare direttamente l’intero pellegrinaggio di seguito, giorno dopo giorno, e non in modo frammentario come avevamo fatto finora. Nove giorni di cammino: partenza venerdì 3 aprile 2009 da Assisi con arrivo previsto ad Ascoli Piceno per sabato 11 aprile, vigilia di Pasqua. 

PRIMA DEL 3 APRILE
Nessuno ha pensato prima di partire di pubblicizzare l’inaugurazione del pellegrinaggio anche perché di qualche passaggio ancora non eravamo sicuri. Forse è meglio vedersela ancora tra di noi, abbiamo pensato, prima di rendere pubblico un itinerario che ancora non è segnalato e che certamente avrebbe presentato qualche lacuna. Per cui la prima informativa è passata nel corso di un incontro del Capitolo Piceno della Confraternita del Cammino Iacobeo e con qualche SMS tra amici appena una settimana prima di partire. Per quanto mi riguarda ero deciso a compiere l’intero percorso ma già sapevo che molte sarebbero state le defezioni per motivi di lavoro. Nove giorni erano troppi in periodi di normale routine lavorativa ma tra gli amici circolavano già ipotesi organizzative di spostamenti e tempistica per poter fare più tappe possibili. Il 2 aprile arrivano due belle notizie: la Basilica di San Francesco di Assisi riconosce il valore dell’iniziativa e si dà disponibile ad impartire la benedizione dei pellegrini durante la Santa Messa delle 11 di venerdì 3 aprile e Sofia riesce ad ottenere dalla Comunità in cui lavora il pulmino che ci condurrà ad Assisi.

3 APRILE

Partiamo da Macerata con il pulmino, come una squadra di calcio in trasferta. Con me una coppia di amici civitanovesi, Giorgio e Cristina, l’immancabile Sofia compagna di mille avventure, Isa (non più di 6 anni) con la mamma Astrid che sarà fotografa e responsabile GPS per tutto il cammino, Fabio, 24enne, ormai figliastro acquisito di origini siciliane, con la sua amica andalusa Fatima, Maura, amica in forza alla Polizia Municipale che s’è presa otto giorni di ferie per fare l’intero pellegrinaggio e Michele, mio figlio, che, purtroppo tornerà a casa per studiare e per riportare il pulmino alla Comunità di Tolentino. Ad Assisi ci incontriamo con gli amici di Ascoli Piceno: Francesco, Valeria e Andrea. Quest’ultimo è il Priore del Capitolo Piceno della Confraternita e uno dei promotori di questa iniziativa del pellegrinaggio Assisi-Ascoli. 
11 anime sodali che stanno per dare inizio alla nascita di un percorso simbolico, come un passaggio catartico di rinnovamento della propria esistenza, che stanno creando una nuova famiglia. Ad Assisi assistiamo alla funzione in Basilica, riceviamo la benedizione del pellegrino secondo la formula francescana ormai consolidata e subito siamo in strada con gli zaini in spalla. Percorrere gli antichi selciati di Assisi da un valore aggiunto a questa nostra partenza. Il centro storico man mano si allontana percorrendo la mediana delle tre direttive verso Spello che tagliano trasversalmente le pendici del Monte Subasio, quella che si snoda attorno ai 400 metri sul livello del mare. L’asfalto lascia proseguire lo sterrato e noi ci ritroviamo sotto un pallido sole tra quegli uliveti che disegnano il classico paesaggio umbro. Dopo neanche un’ora la prima fonte d’acqua, poi il cammino scende tra campi in fiore fino alla Madonnina della Speranza a 275 m.s.l.m. e raggiunge Spello dopo altre 2 ore di cammino. Ci accolgono una leggera pioggerellina e la prima sorpresa di questo pellegrinaggio: alla porta di ingresso di Spello una figura intabarrata da una mantellina impermeabile converge da un sentiero più a monte proprio sulla strada dove stava transitando il nostro piccolo gruppo. E’ una giovane e solitaria viandante di Monaco di Baviera, Judith, diretta a Roma a piedi lungo la via Francigena. Poche parole, un sorriso di intesa, e la tedesca da quel momento rinuncerà alla sua rotta e sarà dei nostri fino ad Ascoli Piceno. A Spello apponiamo alla nostra credenziale il secondo timbro, quello della Chiesa Maggiore, dopo quello ovviamente della Basilica di S. Francesco di Assisi. Gli ascolani purtroppo ci devono lasciare mentre noi proseguiamo fino al fondo valle e quindi alla meta della prima tappa: Foligno. E’ un’ora e mezza di cammino sotto la pioggia che ci fa godere ancor più della doccia rigenerate che ci aspetta all’ostello di Foligno. Cena in pizzeria e quindi il meritato riposo.

SABATO 4 APRILE
Un bel sole ci attende anche se perdiamo Sofia che deve tornare al lavoro. Ci raggiungerà successivamente per altre tappe. Il tempo di una lauta colazione e poi visita alla chiesa di S. Giacomo dove apponiamo il timbro folignate. Usciamo dalla città percorrendo gli argini erbosi del fiume Topino che ci risparmiano il traffico urbano fino alle campagne che ci conducono in un’ora e mezza alla località di Scanzano dove sostiamo per la merenda. A Scanzano, in previsione della dura salita prevista fino a Colfiorito, Isa, la bimba, e sua madre Astrid decidono per i mezzi pubblici. Appuntamento in serata all’hotel Lieta Sosta di Colfiorito. Scelta saggia: la tappa sarà dura per noi adulti figurarsi per una bambina di 6 anni, anche se Isa ha già dimostrato una forza e una tenacia inusuali per quell’età. Il sentiero comincia a salire attraverso scorci suggestivi. Passa Belfiore e quindi l’erta ascesa fino al bel borgo di Pale. Tripudio delle acque che formano ovunque spettacolari cascate. Il sentiero continua a salire. A Sostino incontriamo una fonte e poi di nuovo salita fino alla forcella che lascia intravedere l’altopiano di Colfiorito. Sono occorse 4 ore di cammino per compiere un dislivello di più di 600 metri e non è ancora finita. Ora c’è la palude da aggirare. Anche se il percorso è interamente in pianura la stanchezza si fa sentire. Si aggiunga la pioggia che sopraggiunge sempre nel pomeriggio. Nonostante ciò non possiamo fare a meno di restare estasiati da uno dei luoghi, naturalisticamente parlando, più belli dell’intero pellegrinaggio. Costeggiando l’argine erboso della palude di tanto in tanto stormi di anatre selvatiche, uccelli migratori, trampolieri si levano al cielo sorpresi dalla nostra inaspettata presenza. Anche un cinghiale ci traversa a pochi metri di distanza uscito improvvisamente dal canneto. Infine Colfiorito, ultima località umbra prima di entrare nelle Marche. E’ ormai quasi notte e i nostri passi sono pesanti. 8 ore di cammino di cui 4 in salita potrebbero mettere in discussione l’obiettivo ma non per la nostra piccola/grande famiglia viaggiante che ritrova energia ed entusiasmo attorno al tavolo della cena. La stessa Isa dice che il giorno seguente vuole ripartire a piedi.

DOMENICA 5 APRILE
E’ Domenica e a Colfiorito ci raggiungono Alessia da Montegiorgio, dalla strabordante simpatia, Sandro, Milco e GianFranco da Macerata. Con GianFranco, compagno di tante avventure, ho sistematicamente percorso le singole tappe di questo cammino e non nego un piccolo dispiacere nel non vederlo lungo il pellegrinaggio sempre accanto a me come avrebbe voluto egli stesso se non fossero capitati irrevocabili impegni di lavoro. Alle 9 siamo già tutti in cammino lungo l’altopiano di Colfiorito dove sostiamo due volte per visitare la chiesa romanica di Plestia e il capolavoro di ingegneria idraulica conosciuto come Botte Varano e realizzato dagli antichi romani per bonificare l’insalubre palude dell’altopiano. Dopo circa un’ora di cammino il sentiero scende nell’alta val di Chienti costeggiando il fiume al di là della trafficata statale 77 fino ad arrivare al comune di Serravalle di Chienti. Incontriamo l’amico fotografo Massimo, marito di Astrid e papà di Isa, con l’altra piccola figlia Giada. La famiglia si è riunita, almeno per oggi che è domenica. La giornata di sole rende la comitiva frizzante e vogliosa di gustarsi un pranzo in assoluto relax. Ripartiamo tutti insieme per arrivare alla Maddalena di Muccia. Continuiamo a costeggiare gli argini del fiume Chienti, ma nella strettoia di valle di Bavareto, siamo costretti a farci largo tra le fitte ramaglie che hanno chiuso l’antico passaggio, testimoniato da una croce di ferro e da alcuni terrapieni. Dopo un’ora di boscaglia torniamo al sole, proprio all’altezza di un’incompiuta e orrenda opera di cementificazione per realizzare una presunta centrale idroelettrica. Siamo ormai al delizioso borgo di Gelagna Bassa dove campeggia un mulino a pale sul fiume, scesi ormai a 545 m.s.l.m. Dopo un ponte romanico il cammino prosegue per uno sterrato che si allontana dall’alveo del Chienti e risale la costa per circa mezz’ora fino al Santuario della Madonna di Col dei Venti. Dalla sua strategica posizione a nido d’aquila, la chiesa permette una visuale mozzafiato della Val di Chienti e del sottostante centro storico di Muccia. Altra mezz’ora di ripida discesa ed eccoci a Muccia. Ci raccogliamo tutti attorno alla fonte centrale del paese per percorrere poi gli ultimi due chilometri su strada asfaltata, parallela alla SS 77, che ci condurranno all’Hotel Carnevali di Maddalena di Muccia. Prima della cena i saluti di chi malvolentieri ritorna a casa. Di 16 che ne eravamo ne restiamo solo in 7: oltre a me Astrid, che dopo anni di mamma a tempo pieno ha deciso di prendersi un tempo per sé stessa (bravo Massimo che lo ha capito e si è preso carico delle bambine), Maura, Judith, Fabio, Fatima e Alessia. Durante la notte la terribile sensazione del terremoto che danneggerà gravemente L’Aquila e i suoi dintorni. E pensare che stiamo raggiungendo Ascoli, la città di S. Emidio, patrono dei terremoti. Che sia un segno del destino?

LUNEDI’ 6 APRILE
Oggi ci aspetta una tappa lunga, forse la più lunga dell’intero percorso, ma nonostante ciò riusciamo a partire non prima delle 9e20. Il cammino subito è agevole, leggermente in discesa costeggiando il fiume Chienti. Si attraversa il vecchio borgo della Maddalena, la chiesa di S. Francesco per giungere alla spettacolare chiesa romanica, a pianta circolare, di S. Giusto di S. Maroto in comune di Pievebovigliana. Sosta dissetante alla fonte del cortile erboso della chiesa e poi altre due ore di saliscendi per sentieri aerei fino a Fiungo delizioso borghetto quattrocentesco abitato da un solo abitante: la signora Franca, nobildonna che dopo una movimentata vita metropolitana ha deciso di recuperare l’isolata casa di suo nonno. E’ una donna d’altri tempi e ci accoglie nella sua tenuta come figliol prodighi. Nel suo giardino mangiamo, ci offre il dolce e il caffè e ci racconta della sua vita solitaria nella natura più selvaggia, estate e soprattutto inverno. I suoi amici sono il tasso, la cinciallegra, il lupo, il cinghiale, l’istrice, il castagno e la quercia. E con loro parla dei suoi figli che sono in giro per il mondo e che periodicamente tornano a trovare l’anziana madre. Anziana si ma che energia e agilità. Ripartiamo dalla sua casa dopo una bella lezione di vita e non prima delle 3 di pomeriggio. Per bei sentieri traversiamo la chiesa di Madonna del Sasso, Valcimarra e Pievefavera. Siamo in comune di Caldarola, terra di Castelli e dal centro arroccato di Pievefavera notiamo il bel terrazzo che dà sul lago di Caccamo. Il tempo peggiora e comincia a piovere. Sono già le 5 e le ultime due ore di cammino sono su asfalto e con le gambe ormai tronche dalla fatica. Si vuole arrivare senza distrazioni alla meta dell’ostello del Castello di Montalto in comune di Cessapalombo e quindi si passa, troppo fugacemente, attraverso le splendide località di Croce e Vestignano, senza degnarle troppo di attenzione. La doccia arriva come un rito rigenerante. Ma le sorprese non sono terminate. Nell’unico ristorante della zona, aperto per l’occasione solo per noi, ci raggiungono mio figlio Michele che porta gli strumenti, il mio compagno di musica e di destino Luciano, valente chitarrista, con tutta la sua famiglia, cioè la moglie Monia e la figlia Celeste, e un altro Michele, detto Pepetto di Morrovalle, anche lui amico e musicista. La musica ci rigenera e la stanchezza vola via in un attimo. Alla fine ci scopriamo tutti musicisti. Fabio è un bravo chitarrista e percussionista, Judith ha una voce splendida, i due Micheli alle cornamuse, io ai fiati e Luciano alle chitarre. Dai cantautori ai repertori celtici, dalle atmosfere arabe alle struggenti melodie vocali. Anche la musica come il pellegrinare ha qualcosa di coesivo che lascia tracce indelebili di fratellanza.

MARTEDI’ 7 APRILE
A parte Michele mio figlio che ritorna a casa e che ci raggiungerà stasera al Convento di San Liberato, tutti ci mettiamo in cammino dopo una bella colazione. Dal Castello di Montalto a 615 m.s.l.m. si arriva dopo due ore di ombrati sterrati al suggestivo eremo chiamato Grotta dei Frati, dove dentro una cavità naturale della roccia una piccola comunità monastica ha costruito un santuario. Sempre percorrendo sentieri silvestri scendiamo per ripidi pendii di oltre 200 metri di dislivello fino a giungere al fondo valle del fiume Fiastrone dove sostiamo per più di un’ora per esplorare le magnifiche e selvagge gole. Ricchi di tanta bellezza riprendiamo il cammino risalendo l’altro versante della montagna. Dopo più di un’ora di salita giungiamo all’Abbazia di S. Salvatore, ormai in evidente stato di degrado e abbandono ma un tempo, sicuramente, centro monastico di rilevanza per l’intera area. Dopo una sosta al piccolo e obsoleto bar di Monastero, località sempre in comune di Cessapalombo, alle 14e30 ci rimettiamo in cammino, ma il tempo, come ormai consuetudine pomeridiana, si guasta e un tipico temporale di montagna, con tanto di tuoni e fulmini e pioggia scrosciante, ci accompagna nelle ultime due ore prima dell’arrivo di fine tappa. Al Convento di S. Liberato (770 m.s.l.m.) arriviamo tutti completamente bagnati ma l’accoglienza della signora che gestisce l’ostello ci ripaga degli sforzi e dei disagi subiti. Facciamo mettere il timbro sulla credenziale dai monaci del convento, la classica doccia, una cena squisita e poi ancora musica con gli strumenti riportati da Michele con l’auto. Anche questa volta dopo la bella serata ritornerà a casa. Sta preparando un esame universitario e non può camminare con noi ma lo sento presente e in cammino col cuore. Durante la notte ennesima forte scossa di terremoto. Ora più che mai urge raggiungere Ascoli e pregare S. Emidio.

MERCOLEDI’ 8 APRILE
A parte Monia e la piccola Celeste la famiglia viaggiante non ha subito defezioni e dopo una ricca colazione si rimette in cammino in direzione Sarnano. Il sentiero scende, attraversando fitti boschi, per circa 40 minuti fino a giungere alla frazione di Terro e poi risale sulla sommità di un colle dove visibili sono ancora i ruderi del Castello di Brunforte. Non più tardi delle 11 l’assolato centro medievale di Sarnano ci accoglie con tutti i confort e i servizi di un’ormai rinomata località turistica. E’ l’occasione per fare rifornimento di viveri. Luciano nasconde a sorpresa nel suo zaino due bottiglie di vino che saranno molto gradite da tutti durante la sosta pranzo di qualche ora più tardi. Da Sarnano il percorso lambisce la statale 78 per Ascoli Piceno inoltrandosi in una valle interna, anticamente conosciuta in quanto sede, fin dal medioevo, di un mercato agricolo e bestiario. Non a caso lo sterrato che la attraversa è ancora chiamato sentiero dei mercatali. Il sentiero converge in un’antica strada romana, in cui evidenti sono ancora le tracce della lastricatura. Nonostante essa sia ormai diventata tratturo per mezzi agricoli e boscaioli denota ancora la perizia con cui fu costruita: assenza di buche e mancanza di strappi di pendenza. Sale progressivamente in modo dolce come la sede di un binario ferroviario. La tappa di oggi è breve e per nulla impegnativa per cui ci concediamo più di un’ora di sosta nel bosco per il pranzo. Ripartiamo alle 13,45 e dopo poco più di un’ora di cammino arriviamo nella piazza di Amandola. Gli ultimi due chilometri sono stati fatti su strada asfaltata dove comunque il traffico automobilistico è praticamente inesistente. Emozionante è stato l’arrivo dal colle quando improvvisamente allo sguardo si è presentato ai nostri piedi il centro storico di Amandola. L’alloggio alla Pizzeria Bella Napoli è stato dignitoso ed economico. I proprietari, in segno di adesione al progetto, ci hanno dato una bella stanza con bagno + colazione a soli 12 euro a testa. Luciano, Michele e Alessia devono ritornare al lavoro e ci salutano con il rammarico di non poter continuare.

GIOVEDI’ 8 APRILE
Ci aspetta un’altra tappa semplice e senza fatica. Per i nostri corpi ormai allenati è un po’ come procedere in surplace. Ne approfittiamo anche per dormire un po’ di più cosicché ci mettiamo in cammino non prima delle 10. L’uscita da Amandola è di quelle degne di un vero pellegrino: attraversamento del fiume Tenna nei pressi di una chiusa con tanto di ponte romanico a schiena d’asino. Dopo neanche un’ora, tenendoci la statale 78 sulla nostra destra al di là del fiume, raggiungiamo la in parte ristrutturata chiesa di Madonna delle Grazie. Siamo scesi sotto i 500 metri di altitudine e per tutto il cammino fino a Comunanza manterremo più o meno la stessa quota. Difatti il sentiero procede per sterrati di campagna attraversando territori antropizzati, dove rari sono i piccoli borghi, fino a giungere ad un’ottocentesca villa abbandonata con tanto di cancello socchiuso e arrugginito, giardino all’italiana incolto e con una spettrale fontana ormai colonizzata dai muschi. La giornata è caliginosa e calda e troviamo refrigerio per quasi due ore sotto le secolari piante del giardino. Come per incantesimo ci ritroviamo tutti silenti e addormentati uno vicino l’altro. Quando l’incantesimo della villa svanisce ripartiamo e raggiungiamo Monte Genco dove, a sorpresa, ci raggiungono in auto Andrea e Sofia, compagni di alcune tappe precedenti. Con loro facciamo gli ultimi 15 minuti di cammino fino alla piazza di Comunanza per goderci, in un bar, un gustoso gelato. Andrea ritornerà a casa ma Sofia resta con noi per la tappa del giorno dopo. Ci sistemiamo all’albergo Tassi, anch’esso molto ben predisposto verso i pellegrini, e in serata lì ci raggiungono Gianfranco e per la prima volta le amiche fabrianesi Giuliana e Wendy. Alla comitiva si unisce anche una donna di Comunanza, tale Anna Rita, che, invogliata da un articolo comparso il giorno prima sui quotidiani locali, ha deciso di percorrere insieme a noi le ultime due tappe fino ad Ascoli Piceno. La cultura del cammino è contagiosa. 

VENERDI’ 10 APRILE
La tappa di oggi non è lunga ma decisamente impegnativa. Vari saliscendi ci faranno fare qualcosa come 600 metri di dislivello a salire e 700 metri di discesa. Come non bastasse la fine tappa, per la prima volta, non termina in un ostello o in un albergo ma in un prato. E allora saranno necessarie tende, sacchi a pelo e materassini. Per questo ci penserà Andrea, non quello di Ascoli, ma il fratello di Massimo il fotografo che si è preso la responsabilità di arrivare in auto ed allestire il campo. Partiamo da Comunanza alle 9, da quella bellissima Comunanza cinta dall’Aso, invisibile per chi passa in auto, serrata com’è dal cemento dei nuovi quartieri che s’affacciano sulla strada principale. Ed è subito salita fino alla frazione di Gesso. Da qui un sentiero particolarmente scosceso ci riporta a bassa quota, al torrente Cinente, che guadiamo senza fatica. Siamo a 410 metri d’altezza. Un tratturo risale nel bosco ma il cammino è reso più impegnativo dalla ricrescita dei rovi che spesso abbracciano i nostri passi. Si aggiunga l’aggiramento di una frana, l’impietosa salita, sta di fatto che qualcuno di noi, soprattutto gli ultimi arrivati, arrivano al borgo di Quinzano, a 700 m.s.l.m., con la lingua di fuori. E’ mezzogiorno e la giornata assolata e calda. Quindi, anzitempo, decidiamo di fare la sosta pranzo in una specie di balcone erboso che dà sulla valle appena percorsa. Una signora ci scorge e ci offre anche il caffè. Ripartiamo rigenerati ma è ancora salita fino a Montemoro (circa 800 m.); si continua poi per un crinale dalla vista mozzafiato (a destra vediamo tutti i Sibillini, alla sinistra il monte dell’Ascensione e di fronte il Monte Piselli) che scende verso i selvaggi calanchi che caratterizzano la valle del Torrente Chiaro. Ad un certo punto, mentre camminiamo tra splendidi grappoli di vischio giallo, a fondo valle, vediamo la chiesa di S. Maria di Portella, la nostra meta. Già si vedono montate tutte le nostre tende e tutti esprimono un gesto d’entusiasmo. Grande Andrea. Non solo ha montato le nostre tende ma sta già preparando il barbecue per la nostra cena. Alle 15, quando arriviamo, non crediamo ai nostri occhi: formaggi e salumi già tagliati in bella mostra su un tavolo da campeggio, pane cotto a legna e vino, tanto vino. C’è tempo anche di raggiungere la parrocchia di Cerreto di Venarotta dove il parroco ci appone il timbro sulla credenziale. All’imbrunire, in auto, arrivano anche Massimo con le bimbe Isa e Giada e ancora Andrea, Valeria, Francesco, Spigo e Laura da Ascoli, due amici di Macerata di Massimo. Mangiamo dell’ottima carne alla brace al chiarore della luna piena. Andrea di Ascoli accende delle candele e Gianfranco legge alcuni passi dai Fioretti di S. Francesco. In quel prato, apparentemente così lontano da tutto e da tutti, abbiamo sentito fortemente la fratellanza che può creare un’esperienza così intensa come il pellegrinaggio. Gli ascolani, a tarda notte, tornano a casa. Dalle tende, mano a mano, si spengono le voci bisbiglianti.

SABATO 11 APRILE
E’ l’ultimo giorno di cammino, è la Vigilia di Pasqua. Anna Rita è un po’ provata dal cammino del giorno precedente e dalla notte insonne in tenda a cui non è abituata, per cui decide di tornare a casa. Anche Sofia e Fabio, per motivi di lavoro, se ne vanno via. Fabio, dopo aver fatto tutto il pellegrinaggio, deve abbandonare proprio l’ultimo giorno e dalla sua faccia si nota tutto il suo disappunto. Smontate le tende e caricatele nell’auto di Andrea, fratello di Massimo, attorno alle 10, dopo una lauta colazione (Andrea aveva portato il kit completo, fornelli, biscotti e caffè compresi), ci incamminiamo alla volta di Ascoli. Costeggiando il torrente Chiaro percorriamo sterrati di campagna fino a Venagrande, già territorio del Comune di Ascoli. Da Venagrande, pur di non percorrere la transitata provinciale, ci facciamo strada attraverso antichi sentieri ormai quasi del tutto chiusi dalla vegetazione. Pur nella difficoltà del procedere, noto il sorriso compiacente di Massimo che sta portando sulle spalle la piccola Giada nel suo zaino da trasporto. La bambina si diverte un mondo come se a dorso d’elefante si inoltrasse nella giungla indiana. In una radura ci fermiamo per l’ultimo pasto del pellegrinaggio e poi, non più tardi delle 15, ci facciamo la classica foto di prammatica sotto il cartello d’ingresso della città di Ascoli Piceno. Entriamo nel centro storico attraverso Porta Cappuccina e quindi arrivo nella blasonata Piazza del Popolo. Qui ci incontriamo con Andrea che, oltre ad essere uno dei promotori del pellegrinaggio, è vice sindaco e Assessore alla Cultura del Comune e quindi ha preparato al meglio l’accoglienza per i pellegrini. La prima tappa al Duomo, intitolato al santo patrono Emidio, protettore dei terremoti. Il vescovo di Ascoli ci dà la benedizione e si unisce a noi nella preghiera per i terremotati de L’Aquila. Timbro d’arrivo sulla credenziale e poi ultima sgambata fino alle catacombe cristiane, meglio conosciute come S. Emidio alle grotte. Altra benedizione del sacerdote, incontro con il Direttore dell’Associazione di S. Emidio nel mondo, per chiudere con le domande dei curiosi giornalisti. Nel frattempo sono arrivati anche Giorgio e Cristina da Civitanova, pellegrini dei primi giorni. La serata si conclude convivialmente nel terrazzo della casa di Andrea e Valeria. Ci siamo tutti a scherzare, raccontare come in una grande bellissima famiglia. Ed ognuno in cuor suo sa quale grande valore ha avuto l’esperienza di questo cammino. Chi l’ha fatto per caso, chi l’ha vissuto in maniera esplorativa, chi per fede, chi per ritrovare sé stesso e chi per altri motivi, ma tutti, e dico tutti, al momento dei saluti, non avremmo mai voluto lasciarci, perché dopo un sogno vissuto così, insieme ad occhi aperti, non sarebbe stato facile per nessuno dover tornare alle proprie pratiche quotidiane
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Associazione Perigeo Onlus
Arte Nomade


Dal 2008 un gruppo di amici appassionati di storia, di antichi sentieri, di pellegrinaggi e transumanze si sono riuniti per realizzare un ambizioso progetto: quello di riaprire ed attrezzare un antico sentiero nel territorio umbro-marchigiano che collega Assisi con Ascoli Piceno. Il percorso è un importante diverticolo tra Tirreno e Adriatico che traversa centri storici e luoghi di culto di primario interesse e che in parte percorre i tratturi delle transumanze appenniniche e in parte la stessa via Lauretana che collegava Loreto con Roma già dal XIV sec e le vie francescane medievali. 
Il lavoro rappresenta anche una sinergia tra associazioni, enti pubblici e organizzazioni private. 
Si è individuato l’asse Assisi-Ascoli Piceno per alcuni motivi fondamentali:
- il grande valore storico, spirituale e ambientale che l’intero percorso rappresenta
- Assisi, centro spirituale di rilevanza mondiale e punto strategico di convegno per i pellegrini provenienti dall’Europa del nord (e da Santiago di Compostela) e da Roma diretti o a Loreto o a Gerusalemme
- Ascoli Piceno, porta dell’Adriatico, dove si davano convegno i pellegrini diretti agli imbarchi garganici per Durazzo e quindi a Gerusalemme
- Le evidenti tracce storiche (ponti, strade romane, culti giacobei, ospedali dei pellegrini, sentieri medievali, fonti d’archivio) che testimoniano l’ampia frequentazione della tratta

Con l’avvento delle carrozzabili e dello sviluppo dell’automobile i sentieri che rappresentavano l’antica rete viaria, percorsa per secoli a piedi e con gli animali, è andata progressivamente perduta. Negli ultimi anni, grazie anche alla riorganizzazione di servizi per i pellegrini e viandanti, alcune tratte storiche, quali i cammini verso Santiago di Compostela, hanno rilanciato la cultura del cammino. Camminare ha l’effetto di sollevarci dalle preoccupazioni del mondo moderno, è un’esperienza catartica, di riscoperta dell’essenzialità della vita e forse anche della stessa fede. Il pellegrinaggio offre poi un valore aggiunto, nel senso che è anche un cammino attraverso la storia, la civiltà, l’esperienza artistica e religiosa: ogni giorno si incontra qualche rovina o qualche grandioso monumento, lontani dalle principali strade asfaltate, che ricorda al viaggiatore di essere sulle orme di un passato illustre, di un tempo in cui milioni di persone percorrevano la medesima via, per amore, per scontare una pena, per lavoro, per transumanza, per paura o per pura e semplice fede. E tale pellegrinaggio, anche per un ateo, è un’esperienza che lascia un segno profondo. E’ un viaggio popolato di fantasmi, spiriti di grandi uomini, poveri e criminali, menestrelli e visionari, costruttori e artisti, santi e principi.

FASI DEL PROGETTO

Il lavoro di riapertura e organizzazione del pellegrinaggio Assisi-Ascoli Piceno prevede vari fasi operative così descritte cronologicamente (in maiuscolo quelle realizzate o in fase di realizzazione, in minuscolo gli obiettivi che si intende portare a compimento):

a) RICERCA DELLE FONTI STORICHE – riferimenti al percorso in questione riguardanti eventi storici, percorsi principali e loro varianti, ostelli e ospedali, fonti, ristori e alloggi, personaggi famosi
b) INDIVIDUAZIONE DEL PERCORSO – sulla base di tracce storiche come ponti, terrapieni, abbazie, chiese, monasteri, ospedali, ostelli, centri storici e sulla base di una logica di percorrenza dettata dalla via più breve e più sicura. A ciò si aggiunga la necessità di transitare il più lontano possibile dalle carrozzabili e comunque dalle grandi arterie automobilistiche per creare un percorso più esclusivamente pedonale possibile.
c) RACCOLTA INFORMAZIONI – riguardanti tempi medi di percorrenza, dislivelli altimetrici, dislocazione di servizi di ristoro per i pellegrini (alimentari, bar, alberghi, ristoranti già esistenti), fonti, monumenti di interesse
d) PREVISIONE LAVORI PER LA RIAPERTURA DEL SENTIERO
in alcuni punti critici sono stati individuati lavori necessari per la messa in sicurezza degli antichi sentieri: poggiamani, corde di sicurezza, recupero di sedi sentieristiche franate, deforestazione in tratti richiusisi a seguito dell’incuria e dell’abbandono, marciapiedi o comunque vie pedonali a fianco di strade secondarie carrozzabili
e) Protocollo d’intesa con i comuni e gli enti interessati dall’attraversamento del sentiero Assisi-Ascoli Piceno – Il comune di Ascoli Piceno, capofila del progetto, promuove l’accordo con i Comuni di Assisi, Spello, Foligno, Comunità Montana del Subasio, Provincia di Perugia e Regione Umbria per quanto riguarda il territorio umbro e i Comuni di Serravalle di Chienti, Muccia, Pievebovigliana, Caldarola, Cessapalombo, Sarnano, Amandola, Comunanza, Force e Venarotta, le Comunità Montane di Camerino, San Ginesio,………….., il Parco Nazionale dei Sibillini, le province di Macerata e Ascoli Piceno e la Regione Marche in territorio marchigiano. I GAL (Gruppi di Azione Locale) dei territori di competenza. I distretti ANAS competenti e tutte le autorità religiose e laiche interessate
f) Preparazione del sentiero – Realizzazione lavori come da punto d; segnaletica lungo tutto il percorso con apposizione di tabelle indicanti località, tempi di percorrenza e servizi per i pellegrini e previsione di manutenzione dei sentieri
g) Servizi per i pellegrini – uffici di accoglienza ad Assisi ed Ascoli Piceno dove si potranno prendere la credenziale e l’attestato di percorrenza, infopoints lungo il cammino, apertura di ostelli e mense (in collaborazione con i Comuni coinvolti nel progetto e le strutture ricettive già esistenti lungo il percorso) a basso costo che potranno anche apporre i peculiari timbri sulla credenziale
h) Guide e cartografia – Compilazione e stampa di una guida nelle principali lingue europee contenente tempi medi di percorrenza, consigli, servizi per i pellegrini, informazioni sulle località e sulle attrazioni turistiche, dislivelli altimetrici, varianti, difficoltà e cenni storici. Stampa di una mappa 1:40.000 dell’intero sentiero Assisi-Ascoli Piceno.
i) Promozione – conferenze stampa, ufficio stampa, media, sito del pellegrinaggio in italiano e inglese, newsletters e link con i principali portali europei di pellegrinaggio e trekking
j) Inaugurazione del sentiero – manifestazione con le autorità e prima percorrenza organizzata del tratto Assisi-Ascoli Piceno

Promotori dell’iniziativa:

- Andrea Maria Antonini, Assessore alla Cultura del Comune di Ascoli Piceno e Priore della Confraternita Picena del Cammino di Santiago
- Paolo Caucci Von Sauken, Rettore della Confraternita di Santiago di Compostela di Perugia e massimo esperto del pellegrinaggio giacobeo
- Maurizio Serafini, direttore della Arte Nomade di Macerata, società organizzativa per la valorizzazione del territorio ed esperto di cartografia e sentieristica
- Gianfranco Borgani, avvocato specialista in cause ambientalistiche ed esperto di pellegrinaggi storici europei ed asiatici
- Gianluca Frinchillucci, studioso dei santuari cristiani marchigiani e direttore dei Musei Scientifici di Fermo.
- Mario Polia, antropologo, direttore del Centro Studi Tradizioni Popolari di Ascoli Piceno e supervisore storico scientifico delle fonti di riferimento
- Giorgio Marinelli, presidente dell’Onlus Perigeo di Civitanova Marche, Associazione dedita alla riscoperta delle radici culturali italiane ed europee
- Massimo Zanconi, fotografo e videomaker professionista, appassionato di natura e di antichi pellegrinaggi

Chi intende partecipare a questa fase di ricerca e dare un contributo tecnico alla causa può mettersi in contatto con Arte Nomade tel. 0733.201359.

 

 

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